Index / Progetto / Press / Mappa creativa / Blog / Contatti



Torna indietro
Intervista artista Sondrio

video maker e pittura



Manuela Garbellini- Aprile 2012

Giovane artista di Sondrio, Video maker e pittura- 22 anni

Ciao Manuela, cosa fai di bello nella vita?

Io studio a Milano, all’accademia di Brera. Sono al terzo anno, mancano quattro esami e sono laureata.

Faccio lavoretti saltuari, promozioni, però l’accademia occupa un sacco di ore, se sei in accademia devi fare almeno 35-40 ore in settimana, quindi sono tutta la mattina e il pomeriggio in accademia e c’è anche il sabato.

 

Come è nata questa idea di fare arte?

Io ho sempre avuto la passione del disegno e della pittura, ma alle superiori mi sono un po’ persa. L’artistico era sconsigliato per il futuro, allora ho fatto il liceo socio psico pedagogico, in effetti anche quello per fare delle cose pratiche non era la scelta migliore. Per 5 anni mi sono arenata, poi è tornato il desiderio dell’arte. Avevo bisogno di persone che potessero seguirmi per incanalare la mia passione, per cui ho scelto l’accademia, non dico di essere pentita, è una cosa che continuerei a fare nella vita, ma solo per me, come una cosa mia. Brera non la consiglierei per l’organizzazione, sono negativa su questo perché è obiettiva la mia osservazione, ma non sono pentita di avere scelto l’ambito artistico. Anche qui in valle faccio i video, due anni fa ho partecipato a progetto “giovani creativi”, ho fatto delle mostre.

Tu ti occupi di video?

Io di base faccio pittura, dipingo, in realtà sono due anni che partecipo ai Corti organizzati al Policampus, l’anno scorso era un corto in stop motion, erano comunque disegni miei, montati in sequenza. Due anni fa ho fatto una mostra di scrittura e quadri: metto un po’ insieme i vari campi, non sono categorica, spazio dallo scrivere alle arti visive.

Come artista, c’è un messaggio che porti?

In realtà no, lo faccio veramente per me stessa, sono cose molto personali, autobiografiche o interessi miei. Il video che ho fatto quest’anno (Flashlandia) non è assolutamente autobiografico, è una cosa poco comprensibile, contorta, però era proprio nato da un mio interesse su questioni di fisica, intuizioni, è un video che parte dalle mie esigenze. Mi piace l’idea di trasportarle in un video e mi piace il momento dell’impatto con il pubblico, sono cose che potrei anche non trasmettere al pubblico, ma è produttivo e interessante anche per me vedere il ritorno.

Per te cosa è l’arte?

Non la vedo come una cosa esterna da me, la vedo come una mia esigenza, quello che ho io da dire oppure situazioni da metabolizzare. Per me è naturale metabolizzare o disegnando o scrivendo, poi arte è tutto quello che viene dopo. Serve prima di tutto a me perché se le cose me le vedo davanti cresco personalmente, dall’altro è piacevole essere riuscita a creare qualcosa fuori da te: una cosa che contiene passioni, lampi di creatività. L’impatto con il pubblico è relativamente importante, a volte è difficile, dipende dal pubblico. In Valtellina la realtà è molto chiusa, non lo dico per me, il corto fatto l’anno scorso è stato interpretato da tutti in modo diverso, i giornali hanno capito Roma per toma, mi piace questa idea di creare scompiglio.

Poi ne parlano e ci pensano…

Lo spero, qui è difficile, oppure esponi cose artistiche convenzionali, tipo un video lineare, più arrivabile e più interessante per il pubblico. Se uno non ha esperienza, non va a cercare il video ricercato, mi piace l’idea di mettere la pulce nell’orecchio. Ho fatto un video non su un solo schermo ma in simultanea su due schermi, un casino da organizzare, però mi piace, qua al poli facciamo rassegne di video, nel mondo la video arte adesso è su schemi multipli, simultaneità. Vivendo a Milano posso incanalare delle informazioni.

Trasmetti una modalità di lavoro…

Questo lo spero, a me piacerebbe farlo qui, soprattutto perché qui, se da un lato la mentalità è molto chiusa, dall’altro siamo molto aiutati. A Milano non hai un Policampus, Simone e Lele, che ti montano gli schermi, finanziano il progetto e puoi anche vincere un premio, non c’è. Qui c’è la mentalità chiusa ma ci sono anche un sacco di cose, spazi, strumenti, progetti.

All’Accademia ci sono spazi per sperimentarsi?

L’Accademia di Brera è male organizzata, quindi di base non abbiamo fisicamente spazi, anche in aula si sta per terra, non è un posto che incentiva al lavoro. Ci sono bandi di concorso, ma è iperselettiva, non possono arrivare tutti, ci sono progetti in cui si fanno workshop. Abbiamo esposto al Passante i quadri dipinti in strada, la gente passava e commentava e adesso rimangono esposti per un anno in metro a Repubblica. Fai fatica a spiccare, la mia prof per incoraggiarci ci ha detto “state tranquilli, siete 4000 all’anno a Brera, negli ultimi 10 anni ne ho visti almeno 12 diventare artisti”. Io qua mi trovo bene, perché c’è il contatto umano, a Milano no, c’è la burocrazia e basta, qua è anche una buona gavetta, sia per la burocrazia, perché ci fanno fare richieste di finanziamenti per materiali, incontrare assessori, impari a svegliarti tu e poi c’è la parte umana, chiami Simone e ti risponde, più semplice.

Tu quando hai iniziato a vederti come artista?

Io non mi vedo come artista, mi vedo molto indietro nel percorso formativo di artista, non sono arrivata da nessuna parte, ho un sacco di cose da imparare. Dal punto di vista tecnico no, però di base si: mi rendo conto che è una cosa che fa parte della mia vita, quindi nel futuro lavorativo mi immagino che in un qualsiasi altro ambito di lavoro questa cosa mi rimanga. Essere artista è una cosa naturale che è dentro di te, un modo di esprimersi.

Rispetto alle tue idee, dicevi che nascono molto dal tuo vissuto, autobiografiche o passioni, volevo capire cosa è per te l’ispirazione, qualcosa che arriva a flash o un processo lungo?

All’inizio arriva come un flash, il problema della scuola d’arte è che devi fare i progetti, non ti danno disposizioni, ti dicono “devi portare due progetti entro tre mesi” e te lo dicono 6 professori diversi, la cosa che ti prende male è che hai tre mesi e ti devono venire 12 ispirazioni, sai che non è una cosa controllabile. E quindi, per un periodo in cui non hai avuto l’illuminazione, fai dei progetti che magari sono migliori anche di quelli in cui ti si è accesa la lampadina, ma non sentiti, li puoi fare, ce la fai a fare un lavoro che piace, ma quelli che vuoi fare te non li controlli, li controlli dopo, l’inizio no, dopo li plasmi, magari li inizi e dopo 5 anni ti illumini e vai avanti, ne inizi un miliardo. Io mi metto a scrivere dopo due settimane qualcosa, poi lascio e dopo un anno riprendo, è tutto un processo…

Tre idee creative che avresti voluto avere tu? Opere d’arte o video?

Allora…banalissimamente una qualsiasi opera di Schiele, banale come gusto, però lo guardi e dici “se le avessi fatte io”. Poi libri tipo “Oceano Mare” assolutamente perfetto, scrivessi una cosa del genere mi sentirei la persona più soddisfatta del mondo. I personaggi per come li ha scelti e le idee, come ha fatto a pensarle. Ci sono autori come Volo che partono da cose autobiografiche e ci rimangono, mentre un Baricco ti inventa sei personaggi con sei storie assurde che si collegano, quello è scrivere. La mia paura è quella di cadere in cose autobiografiche e basta. Arte è elevare l’autobiografica. Di base so che nella pittura è Schiele e scrittura Baricco, Woody dopo gli ultimi tre film non lo confermo.

Sono anche i tuoi punti di riferimento?

Si.

E ti senti influenzata da loro nella tua arte?

Un po’ si, diciamo che Schiele mi ha influenzato il primo anno, quando dovevo fare disegno dal vero delle modelle, te ne accorgi proprio e ti rendi conto che non è una cosa tua, ma sei influenzato. Leggo Baricco un giorno e quando mi metto a scrivere copio, un po’ ti possono influenzare, ma se cadi nella copia non avrebbe senso. Preferisco non basarmi su artisti di riferimento, se no copio e finisco nel copiare le cose degli altri. Nell’accademia ti insegnano a non lavorare fuori dal contesto. Devi conoscere la storia dell’arte e il contesto in cui ti metti in quel momento. Se lavorassi e facessi una cosa fuori contesto sarei ridicola, bisogna equilibrare le cose.

Circostanze particolari in cui ti vengono le idee migliori?

Banalissima, dopo che ti succede qualcosa di brutto a livello personale, quando sei preso male è un modo per riprendersi. Dopo un po’ ti viene questa cosa, è il momento in cui mi riprendo, un periodo in cui sei triste poi ti viene in mente qualcosa e inizi a scrivere e disegnare, un piacere, come un incontro con una persona. Anche quello è un momento in cui ricominci a stare bene veramente. Per il video Flashlandia il risultato non mi importa, ma ho passato mesi e cercare libri sulle teorie della relatività e mi divertivo a farlo, ci sono dei momenti in cui ti appassioni a qualcosa.

Questa idea del video legato alla fisica ti è venuta così per caso?

A caso, c’era stata la questione dei neutrini, la luce, l’arte dovrebbe funzionare per creare un mondo ipotetico, allora ho pensato “cosa succederebbe se…”, vediamo se ci fosse un mondo in cui tutto si muova alla velocità della luce. Quindi ecco l’idea del mio progetto, dove un abitante di questo mondo in cui tutto si muove alla velocità della luce, percepisce tempo fermo e spazio contratto. Avevo letto anche Flatlandia dove c’è questa sfera che cerca le dimensioni spaziali. Nel mio video si vede la sfera che cerca di spiegare al cubo che esiste…ma il cubo non lo sa, dialogo giocato sull’identità

L’hai scritto tu?

Si si, è non comprensibilissimo per un pubblico che non ha mai letto Flatlandia, questa idea mi piaceva, iniziata un po’ così perché a caso ho sentito la notizia dei neutrini al tg.

Quindi l’ispirazione arriva così…

Si si.

Qual è la prova del nove delle tue idee?

È questa, veramente questa, quando ci sono giorni in cui non sto facendo niente, quella non è una idea buona mai, quelle non sono idee venute bene, ma lavori fatti così.

Occasione in cui hai percepito l’arte come tangibile?

La mia arte?

Si, vissuta come parte di te, come una cosa reale?

La mia arte la percepisco tutta come cosa reale, anche quello che faccio stasera (Proiezione di Flashlandia), anche quella dei primi lavori che ho fatto, una mostra autobiografica, il video che ho fatto l’anno scorso sul rapporto con i genitori e i sensi di colpa, tutto basato sul fatto della malattia mentale, pensiero punitivo, cosa complicata e forte, difficile da fare, da fuori non sembra. I miei genitori che lo guardano pensano che sia vero, così come la mostra che avevo fatto, erano cose vere, crea scompiglio per le persone che lo sanno. Sono anche messaggi che vuoi comunicare a qualcuno. Una cosa che serve a me, cose reali, che poi siano rielaborate, deve essere plateale la cosa, sono tutti dati reali per me. Riesci a trasmettere una parte di te per comunicare qualcosa a qualcuno.

Promuovi la tua figura di artista attraverso canali particolari, con strumenti?

No, a Milano non mi lancerei mai come artista, facendo accademia vedo il livello che c’è. All’accademia ti ridimensioni, qua finchè sei in una dimensione familiare ok…a Milano metti i piedi per terra, siamo in 4000 che vogliono diventare artisti e il mio livello è medio. Fai le cose per te e cerchi di crescere tu.

Non hai pagine siti web o blog?

Su FB ho qualche disegno ma non come promozione, ho partecipato a Scarpatetti arte l’anno scorso.

Sei anche attrice?

No assolutamente no! Ho fatto teatro ai tempi dell’oratorio…

Collabori con qualche artista?

Di base io no. Le mie idee le faccio io, poi considerando che parto dall’idea e non ho vincoli, in base a che via prende la mia idea mi muovo sul territorio per capire con chi collaborare. La Vale Cama è una persona con cui mi piace molto lavorare, l’anno scorso le ho chiesto di recitare la voce fuori campo del mio video fare l’attrice del mio video. La Vale mi ha sempre molto aiutata. Il primo anno che ho fatto la mostra ho chiesto ai miei amici di creare la musica, carta bianca, mi fidavo di loro.

Hai già delle cose fatte insieme?

Sono egoista dal punto di vista del creare il progetto, non nel collaborare….farei tutto io se potessi…però obiettivamente so che la Vale sa recitare..senza problemi..sono anche contenta di collaborare.

Opportunità del territorio, dicevi che rispetto a Milano qui c’è più rapporto ma vedi anche un territorio che offre opportunità agli artisti?

C’è una buona gavetta, dipende dalle esigenze che uno ha, se vuoi diventare artista internazionale non lo diventi esponendo a Sondrio, imploro il mio professor di Brera. Qui è un posto dove maturare, formarsi, imparare ad affrontare il pubblico, riesci a esporre ed esporti. Non credo che qui tu possa diventare artista internazionale, puoi essere apprezzato dai valtellinese e realizzato a livello personale, si è proprio protetti, in una culla. Oggettivamente è più facile, in venti artisti quindici di noi avranno l’opportunità di fare cose.

È più facile, più accomodante come ambiente, non penso la Valtellina come posto dove mirare in alto. La formazione è utile, ma non è un punto di arrivo. Può essere un arrivo se vuoi vivere qua, allora si può essere soddisfazione esporre, sul territorio vieni riconosciuto come artista che è diverso da fare il lavoro di artista.

Rispetto ai luoghi in cui fare arte…

Non lo so…in realtà più che al poli non mi vengono in mente molti posti.

I musei di Sondrio?

A livello di promozione no mai…qua arrivano cose dei giovani, dagli altri non è mai arrivato niente, poi non mi sono mai molto interessata, se vai a cercare si, ma le cose che ti arrivano addosso sono queste…se non sei dell’idea non le scopri le cose, di posti non ce ne sono tanti in realtà. Contatti con il comune ci sono stati, però sempre con il poli: nel progetto “giovani talenti creativi” ti facevano esporre in tanti posti, alta valle e bassa valle, io ho fatto solo Sondrio però c’è chi ha girato, tutti potevano farlo. In tanti posti, palazzo Martinengo non è un posto arrivabilissimo come singolo giovane, c’è tanta burocrazia e devi pagare, invece se ci sono progetti che tirano dentro i giovani si, conosci gli assessori, sono persone con cui parli, sai di poterlo contattare senza avere paura, tutto molto più vicino a te.

Arte è per tutti?

Da fare o da ricevere?

Anche entrambe le cose

L’arte da fare no, è facile confonderla con un piacere personale, il processo artistico sta tra idea e prodotto. L’arte da ricevere neanche, perché in realtà se a me non interessa la Formula uno, a te può non interessare l’arte. Il campo umanistico è accessibile, si parla della persona, si dovrebbe riuscire di più a interessare, sarà sempre una cosa che ti riguarda se la fai, ma non la reputo diversa da altre attività, non obbligo le persone ad avere piacere da questa.

Credi che l’arte sia necessaria?

Sicuramente per chi la fa si, è un piacere, è necessaria per chi la crede necessaria quindi diventa necessaria.

Credi che si possa valutare un’opera d’arte?

Se la valuti tecnicamente si, che poi non è detto che la valutazione dell’arte sia “è bello non è bello, mi piace o no”, oggettivamente ci sono quadri fatti male tecnicamente, però puoi piacermi di più quello fatto male, ma sono cose diverse. Ci sono persone più famose di altre che dipingevano da cani, però piacevano. Bisogna valutare la tecnica, il contenuto o trovare un equilibrio? Io valuterei il contenuto e starei poco attenta alla tecnica.

Cosa pensi rispetto al fatto che nei musei d’arte ci siano opere di artisti non più viventi?

Penso che dovrebbero aprire altri musei in cui mettere opere di artisti viventi…va bene che ci siano opere di artisti non viventi per la formazione classica, poi ti rendi conto che la parte più consistente degli artisti da studiare è quella di quelli vivi, se no arrivi tardi. A Milano ci sono esposizioni periodiche, però sono necessarie perché devi stare al passo con la contemporaneità. Per quanto riguarda gli artisti morti…è morta la mentalità di quegli artisti, il concetto di arte e il contesto di arte sono cambiati in modo esponenziale nel novecento. Artisti contemporanei stanno badando al contenuto più che alla tecnica, non lo impari dagli artisti morti.

 

Grazie!