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INTERVISTA

DEBORAH GROSSO, ASPIRANTE CURATRICE



Deborah, che tipo di studi hai fatto?
Mi sono laureata nel 2011 in pittura all’Accademia di Brera e poi ho fatto un Master presso l’Università Cattolica in “Progettazione di interventi d’Arte, cultura e design per città, imprese e territori.” Durante i miei studi all’Accademia ho iniziato a capire, grazie anche all’incontro con alcuni docenti, che a me interessava lavorare nella parte organizzativa di mostre ed eventi rispetto al cosiddetto “fare l’artista”.

Cosa ti ha dato il Master che hai avuto l’opportunità di fare in Cattolica ?
Molte cose che in verità devo ancora ben metabolizzare e spero di poterlo fare con l’attività sul campo. L’occasione forse più importante del Master è stata la possibilità di incontrare una serie di specialisti e professionisti che si muovono ogni giorno nell’ambito della cultura, per citarne solo alcuni: Pietro Marani, Andrea Branzi, Francesco Tedeschi, Gabi Scardi e molti altri.
Tu dicevi prima che non ti reputi un’artista ma ti piace stare dietro le quinte, e l’aspetto della pittrice?
Per dipingere, dipingo. Ma questo non significa che sono un’artista. Penso che oggi ci sia una gran confusione sul ruolo e sul vero significato della parola artista. Non basta solo essere dei bravi pittori per essere definiti artisti. Ci vuole qualcosa di più. E io mi sono accorta che questo qualcosa di più non riesco ad esprimerlo attraverso la pittura, ma con questo non sto dicendo che non mi piace dipingere.

Per te come nasce l’ispirazione? Per un quadro o una mostra?
Posso risponderti riguardo alla mostra che è appena finita. Dalle Buone Cose, un affare di cuore tra gli oggetti e gli uomini, è nata da un semplice invito. Il mio amico Sandro ha trovato, in una soffitta di Sondrio, una serie di oggetti molto curiosi. E da lì è partita tutta la riflessione che ha dato vita alla mostra, si è andati a fondo cercando la storia d’appartenenza di questi oggetti, che abbiamo scoperto appartenere alla famiglia Personeni. In breve, si parte da quello che c’è, tutto qui.

Qual è la prova del nove per capire se un’idea prende?
Vedere se è realizzabile e poi lanciarsi e provare, devi rischiare e dire “proviamo”, spendendo il meno possibile…anche quello…

Rispetto alle opportunità per gli artisti secondo te c’è modo di mostrarsi, di crescere e di farsi vedere? Ci sono luoghi preposti a questo, oppure vedi difficoltà? Spazi fisici ma anche no…anche in termini di concorsi, esperienze…persone che cercano di promuovere o appoggiare?
Nella nostra realtà provinciale, direi non molto. Ma d’altronde è comprensibile. Questo però non rappresenta una scusante su cui sedersi per non fare proprio nulla. Anzi è un terreno di prova in cui ognuno può tentare di fare qualcosa di valido. Diciamo che la nostra realtà provinciale anche se piccola può avere dei lati positivi oltre che solamente quelli negativi a cui tutti guardiamo. Il problema è capire cosa fare, che proposta dare… sono dell’idea, e sempre più convinta, che collaborare insieme è l’unico modo possibile per costruire un qualcosa. Un esempio? La mostra che ho appena chiuso. Senza l’aiuto economico degli sponsor e di chi ha collaborato niente sarebbe stato realizzabile. C’è da dire che un’altra cosa importante, è avere le idee chiare su cosa si vuole proporre.

Tornando al tema dell’arte, secondo te l’arte è per tutti?
Si, e riallacciandomi al discorso di prima, non tutti però la possono fare. Alcuni di noi sono più in grado di apprezzarla rispetto ad altri, pensa ad esempio all’arte contemporanea che crea sempre delle grandi diatribe tra la gente, o ad esempio a Caravaggio, noi lo apprezziamo adesso, ma i suoi contemporanei non lo apprezzavano. L’arte è per tutti ma non è capibile sempre da tutti. E aggiungerei, per fortuna.

Credi che sia necessaria?
Certo. L’arte è un’intelligenza più profonda rispetto alla realtà. Ed è per questo che l’uomo ne avrà sempre bisogno.
Come pittrice ci sono delle opere che avresti voluto fare tu?
A me piace molto Cy Twombly. Mi ricordo che quando sono andata a Monaco c’erano le sue opere al museo Brandhorst e sono rimasta affascinata dai colori, mi sarebbe piaciuto avere quella potenza di gestualità.
E adesso finita la mostra cosa farai?
Sto già pensando alla prossima! Ho un po’ di idee che sto cercando di mettere in piedi. Staremo a vedere. Intanto stiamo cercando di capire se è possibile portare la mostra in quel di Bormio, siccome i Personeni avevano una piccola filiale del negozio anche su là.
Grazie



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